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l’Islam si fa strada al Soccorso, aspettando il sottopasso



Il quartiere degli albanesi è diventato il punto di riferimento dei musulmani che ora possono contare anche su un’altra macelleria aperta in via Padova

PRATO. Il quartiere del Soccorso sta cambiando forma, non è lo stesso di alcuni anni fa. E fra qualche tempo non sarà solo il sottopasso e la variante urbanistica a dovergli dare una nuova immagine, tanto attesa. Già oggi, questa parte di Prato sta diventando uno dei punti centrali della comunità islamica pratese, perno di un cambiamento della città e della sua fisionomia che sembra ineluttabile. Un po’ quartiere a luci rosse in mano ad africani subshariani, un po’ miscuglio di culture e tradizioni, dagli italiani che qui ancora vivono, ai marocchini, egiziani, pakistani e albanesi che vi risiedono o vi lavorano. Un altro quartiere multietnico dove i bar, abbandonati dagli italiani, sono gestiti da stranieri sia che siano di nazionalità cinese o marocchina o del medio oriente. Una trasformazione alla quale da venerdi 29 giugno si è aggiunto uno dei primi supermarket di carni e alimenti per le persone di cultura musulmana. Il nome è macelleria Beni Mellal. A metterlo su è stato Said, marocchino, che abita a Carmignano dal 2008.

Il piccolo supermarket è in via Padova, poco lontano si trovano un ortofrutta egiziano su via Carlo Marx e un'altra macelleria musulmana, ad un centinaio di metri un bar gestito da pakistani. Da Said vengono un po’ tutti, marocchini, tunisini e anche molti italiani: costi abbordabili delle carni, soprattutto di agnello, manzo, pecora, pollo. Il maiale è tassativamente assente. Dentro al “Beni Mellal” non solo carne e macelleria, ma tutto ciò che è il mondo del Maghreb, dal the alla menta al riso, ai coloriti sapori di un’Africa che sa molto di Mediterraneo. Venerdì l’avvio ufficiale del nuovo locale, già con italiani e stranieri a fare la spesa. Dentro alla macelleria si trova anche Ahmed, pachistano, che cura la parte degli alimenti, mentre Said si occupa della macellazione e vendita delle carni e dei preparati da cucinare. È il quartiere che cambia, che si trasforma.

«Una nuova attività che è tutta imprenditoriale – dice Mazig Abdelmoula, presidente dell’associazione culturale Al Maghreb, studi in letteratura araba a Montpellier e lavoro da operaio in una nota azienda pratese - Questa attività fa parte della nostra migliore cultura ed è un nuovo punto di riferimento per la comunità islamica». Said parla benissimo l’italiano, fa qualche battuta sulle ultime vicende politiche nazionali, Ahmed, pachistano, si trova meglio ad usare l’inglese. «Sono arrivato qui a Prato nel 1988 – prosegue Mazig – Venivo dalla Francia, e la mia generazione ha fatto parte di un tutto un altro fenomeno migratorio. Completamente diverso. Eravamo più poveri, ma con regole e comportamenti precisi. La domenica ci ritrovavamo in piazza del Duomo, lindi. Oggi mi sembra di vedere un grande caos nelle nuove generazioni, non solo fra quelle italiane ma anche fra chi approda da immigrante». Mazig ha funzioni precise nella comunità islamica pratese. Dallo sciogliere nodi e snodi burocratici per il lavoro di un connazionale o di un immigrato, ad interessarsi del rimpatrio di un salma nella terra d’Islam. «Anni di rabbia e di cultura dell'odio stanno facendo nascere altro odio- prosegue Mazig - Ho girato molte città europee, credo di conoscere la mia gente e mi trovo benissimo a Prato, continuo a pensare però che Bruxelles e il Belgio abbiano molto da insegnarci nei processi di integrazione fra persone e culture diverse. Per far incontrare le persone e abbattere tanti pregiudizi ci vuole impegno e lavoro soprattutto delle associazioni, italiane soprattutto».


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